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La nuova rendicontazione ESG sta cambiando il settore agroalimentare?

  • 4 giu
  • Tempo di lettura: 2 min

Negli ultimi anni il settore agroalimentare è entrato progressivamente al centro del dibattito europeo sulla sostenibilità. Il tema non riguarda soltanto la riduzione degli impatti ambientali, ma coinvolge aspetti economici, organizzativi e di governance che interessano l’intera filiera.

Secondo i dati FAO più recenti, nel 2023 agricoltura, silvicoltura e pesca hanno generato circa 4 trilioni di dollari di valore aggiunto a livello globale, rappresentando circa il 4% del PIL mondiale. Parallelamente, il settore continua a esercitare una pressione significativa sulle risorse naturali e contribuisce in maniera rilevante alle emissioni climalteranti.

In questo scenario la rendicontazione di sostenibilità assume un ruolo sempre più centrale.


Negli ultimi anni il legislatore europeo ha progressivamente rafforzato il quadro regolatorio relativo alle informazioni non finanziarie.

Un passaggio decisivo è stato rappresentato dalla Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), che ha introdotto un sistema più strutturato di raccolta e comunicazione delle informazioni ESG e ha reso obbligatoria l’adozione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS).

L’obiettivo è aumentare:

  • trasparenza;

  • comparabilità dei dati;

  • affidabilità delle informazioni;

  • riduzione dei rischi di greenwashing.


Uno degli elementi più rilevanti introdotti dal nuovo framework è il concetto di doppia materialità.

Le imprese sono chiamate a osservare la sostenibilità da due prospettive complementari:


  1. Materialità finanziaria → come i fattori ESG influenzano risultati economici e prospettive aziendali.

  2. Materialità d’impatto → come le attività aziendali producono effetti sull’ambiente e sulla società.

Per il settore agroalimentare questo approccio assume particolare rilevanza perché coinvolge direttamente le dinamiche di filiera e il rapporto con il capitale naturale.


Le criticità per il settore agroalimentare

Accanto alle opportunità emergono però alcune criticità.

Per molte imprese — soprattutto PMI e aziende agricole — l’implementazione della rendicontazione ESG comporta:

  • aumento della complessità amministrativa;

  • costi organizzativi;

  • necessità di competenze specialistiche;

  • processi di raccolta dati più strutturati.

Il rischio è che il reporting venga percepito come mero adempimento normativo anziché come strumento strategico di gestione.

Quale direzione per il futuro?

Le recenti evoluzioni normative europee — incluse le semplificazioni introdotte dalla Direttiva Omnibus — mostrano come il percorso sia ancora in evoluzione.

Per il settore agroalimentare la sfida sarà costruire sistemi di rendicontazione sostenibili anche dal punto di vista operativo, capaci di generare valore reale e supportare processi decisionali più consapevoli.

La sostenibilità non si misura soltanto attraverso nuovi indicatori: richiede nuove modalità di lettura delle relazioni tra impresa, territorio e filiera.

Comprendere il cambiamento per generare valore

L’evoluzione del quadro europeo sulla sostenibilità richiede alle imprese agroalimentari non solo capacità di adeguamento, ma anche strumenti per interpretare il cambiamento e tradurlo in decisioni.

Con Deeply Agrifood uniamo attività di ricerca, competenze interdisciplinari e conoscenza delle dinamiche del settore per supportare imprese e o

rganizzazioni nell’integrare sostenibilità, innovazione e creazione di valore.


Fonte: elaborazione editoriale a partire dal contributo scientifico The European regulatory framework on Sustainability Reporting: future perspectives in the agrifood sector


Per approfondire i temi trattati: info@deeplyagrifood.it


 
 
 

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